domenica 9 agosto 2015

Totò: il Principe Antonio De Curtis.

« Al mio funerale sarà bello assai perché ci saranno parole, paroloni, elogi, mi scopriranno un grande attore: perché questo è un bellissimo paese, in cui però per venire riconosciuti in qualcosa, bisogna morire. »


Totò
Totò, pseudonimo di Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio (Napoli, 15 febbraio 1898Roma, 15 aprile 1967), è stato un attore, scrittore e compositore italiano.

Firma di Totò.
Nato Antonio Vincenzo Stefano Clemente, meglio conosciuto come Antonio De Curtis, vantava i titoli nobiliari di Altezza Imperiale, conte Palatino del Sacro Romano Impero, Esarca di Ravenna, Duca di Macedonia e di Illiria, Principe di Costantinopoli, di Cilicia, di Tessaglia, di Ponto, di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, conte di Cipro e di Epiro, conte e duca di Drivasto e di Durazzo.
Attore simbolo dello spettacolo in Italia, soprannominato «il principe della risata», è considerato uno dei maggiori interpreti del cinema e del teatro, campi dove si è affermato particolarmente per la duplice abilità di affrontare con la medesima capacità interpretativa ruoli comici e drammatici, ma si è distinto anche al di fuori della recitazione, lasciando contributi come drammaturgo, poeta, musicista, paroliere e cantante.
Maschera nel solco della tradizione della commedia dell'arte,  in quasi cinquant'anni di carriera ha spaziato dal teatro (con oltre cinquanta titoli) al cinema (con novantasette pellicole) e alla televisione (con nove telefilm, alcune partecipazioni a spettacoli di varietà e sketch pubblicitari), lavorando con molti tra i più noti protagonisti dello spettacolo italiano e arrivando a sbaragliare con numerosi suoi film i record d'incasso e di ascolti. Sia nei copioni brillanti che nelle parti impegnate, che hanno caratterizzato soprattutto l'ultima fase della sua carriera, ha adoperato una propria unicità interpretativa mai venuta meno, nemmeno quando una grave forma di corioretinite lo ha portato a una condizione di quasi totale cecità.
Quasi sempre stroncato dalla critica cinematografica, generalmente apprezzato da quella teatrale, è stato ampiamente rivalutato dopo la sua scomparsa, tanto da poterlo considerare il comico italiano più popolare di sempre.


Peppino De Filippo"Ho fatto film con Totò fin dal '56.Venne nel mio camerino al Teatro delle Arti,mi pregò di fare un film con lui,c'era solo una traccia,non c'era neppure il titolo,bisognava inventare tutto.Il titolo lo trovai poi io e il film si chiamò Totò,Peppino e la malafemmina,andavamo avanti a braccio,ero soprattutto io che trovavo degli spunti,tiravi fuori delle cose.[..]Il guaio era che non c'era un vero e proprio copione,e dovevamo per forza andare a braccio,una cosa del genere la potevamo fare solo noi,io e lui.Il film incassò un miliardo e mezzo.[..]"


Aldo Fabrizi
"Lavorare con Totò era un piacere,una gioia,un godimentoperche' oltre ad essere quell'attore che tutti riconosciamo era anche un compagno corretto,un amico fedele e un'anima veramente nobile.[..]Arrivati davanti alla macchina da presa,cominciavamo l'allegro gioco della recitazione prevalentemente estemporanea che per noi era una cosa veramente dilettevole.C'era solamente un inconveniente,che diventando spettatori di noi stessi ci capitava frequentementedi non poter piu' andare avanti per il troppo ridere".


Silvana Pampanini"Totò era un vero gentleman dalla punta dei capelli fino alla punta dei piedi,era un professionista favoloso,molto signore,e molto bravo.[..]Con lui ho fatto 47 morto che parla,che era poi "L'avaro" di Moliere.Totò aveva un'ammirazione immensa per me,certo ero molto giovane,ma con una discrezione tale,con una signorilita' tale.[..]Era sempre molto gentile e carino,nel camerino mi faceva trovare i mazzolini di fiori,quelli tutti montati con sotto il pizzo,delicatissimo,il profumo,i cioccolatini.Un giorno venne da me per dirmi:"Silvana,ci pensi".Allora a me usci' quella frase che mai avrei voluto rispondere ma non si poteva piu',ormai era detta:"Totò,io ti voglio molto bene,ma come a un padre".Ecco.Lui ha capito e ha seguitato a volermi bene,siamo rimasti sempre amici.Ci siamo incontrati tante volte e anzi lui mi adorava ancora di piu' proprio pensando che ero una ragazza a posto che non avevo approfittato di questa situazione."

 

Questo umano senza saperlo era davvero un animalista. In tutti i sensi.
Forse non tutti sanno che Totò, nel 1965 fece costruire a Roma un canile, “L'Ospizio dei Trovatelli”, moderno e attrezzato.
Spese ben 45 milioni di lire.
“A parte l'artista ricordare l'uomo Totò mi riempie di commozione: era veramente un gran signore, generoso, anzi, generosissimo. Arrivava al punto di uscire di casa con un bel po' di soldi in tasca per darli a chi ne aveva bisogno e, comunque, a chi glieli chiedeva.[..] Totò è senz'altro una delle figure italiane più importanti che abbia conosciuto nella mia carriera e nella mia vita.”
E' con questi ricordi che il regista ed attore Vittorio De Sica ripensa all'uomo, forse, più che al grandissimo attore, la cui poverbiale generosità si estese anche e soprattutto ai cani, ai trovatelli, ai cosiddetti “randagi”, parola che ad Antonio de Curtis, (Napoli,1898 – Roma,1967) in arte Totò, non piaceva affatto.

Aveva sempre avuto l'abitudine di andare a far visita ai cani ospitati in canili, li visitava a turno, sostenendoli economicamente. Si faceva accompagnare sempre da qualcuno, perché Totò era quasi completamente cieco. Finché nel 1965 decise di far costruire lui stesso un canile vicino Roma, che chiamò “L'ospizio dei Trovatelli”, dove venivano ospitati cani malati o feriti: si trattava di ben 220 cani.
Lietta Tornabuoni, critico cinematografico, una volta lo accompagnò dai suoi amici a quattrozampe. In un articolo apparso su “La Stampa” ci regala un ricordo personale del rapporto che univa Totò ai suoi trovatelli, un amore reciproco:
«Sceso dalla macchina venne accompagnato dall'autista alla rete metallica che circondava il terreno di giochi dei cani e aiutato a entrare.
Una festa: gli si precipitarono addosso tutti insieme abbaiando, mugolando, scodinzolando, puntandogli le zampe sul cappotto.
Lo riconoscevano, mentre Totò aveva la vista troppo danneggiata per riuscire a individuarli.
Né avrebbe potuto distinguerli dal nome. Ai cani quasi mai attribuiva un nome ("Mica sono figli"). Li chiamava tutti "cane" e basta».”
Eppure in questa definizione, “cane” e basta, era racchiuso tutto il suo grande amore per ciascuno di loro, indistintamente.
Con i cani Totò amava giocare, divertirsi, stare semplicemente in loro compagnia e, sicuramente, anche “chiacchierare”.
Come talvolta accade agli amanti e conoscitori dei cani, Totò non nascondeva di nutrire nei loro confronti una stima ed una simpatia molto maggiori rispetto a quelle che nutriva nei confronti degli uomini.
In una lunga intervista condotta dalla scrittrice e giornalista Oriana Fallaci, alla domanda sui motivi per i quali recitasse anche in film di scarsa qualità, il grande Totò rispose:
- “Signorina mia (...) io non posso vivere senza far nulla: se vogliono farmi morire, mi tolgano quel divertimento che si chiama lavoro e son morto. Poi sa: la vita costa, io mantengo 25 persone, 220 cani... I cani costano...”.
- “Duecentoventi cani?!? E perché? Che se ne fa di 220 cani?!” -
- “Me ne faccio, signorina mia, che un cane val più di un cristiano. Lei lo picchia e lui le è affezionato l’istesso, non gli dà da mangiare e lui le vuole bene l’istesso, lo abbandona e lui le è fedele l’istesso. Il cane è nu signore, tutto il contrario dell'uomo. (...) Io mangio più volentieri con un cane che con un uomo.”-
Totò ebbe anche cani “suoi” (ammesso che non considerasse propri tutti i “trovatelli” che faceva personalmente curare, ospitare ed accudire). Uno dei più noti è Dick, un pastore alsaziano, un cane poliziotto in pensione, che fu affidato proprio all'attore. Dick appare anche in uno dei suoi film, “Totò a Parigi”, ed è proprio a lui che Totò dedicò una delle sue poesie.
NOTA. Una curiosità sui titoli nobiliari di Totò (il quale, dato il suo animo, anche senza avrebbe potuto fregiarsi di una più preziosa e rara nobiltà):
Totò nacque a Napoli il 15 febbraio 1898, col nome di Antonio Clemente. Sua madre nel 1921 sposò Giuseppe de Curtis dalla cui relazione era nato Antonio, che nel 1928 il de Curtis riconobbe come suo figlio. Nel 1933 il marchese Antonio de Curtis venne adottato dal marchese Francesco Gagliardi Foccas e, nel 1946, il tribunale di Napoli gli riconobbe il diritto a fregiarsi dei nomi e dei titoli di: "Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno De Curtis di Bisanzio Gagliardi, altezza imperiale, conte palatino, cavaliere del Sacro Romano Impero, esarca di Ravenna, duca di Macedonia e Illiria, principe di Costantinopoli, di Cilicia, di Tessaglia, di Ponto, di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, conte di Cipro e d'Epiro, conte e duca di Drivasto e di Durazzo."
Ed anche ai suoi cani Totò volle dare titoli nobiliari...: “Dick, il mio cane lupo, era invece barone. Peppe, il mio cane attuale, è visconte. Visconte di Lavandù. Gennaro, il mio pappagallo, è cavaliere. Li ho investiti io.” ...


 Poesia scritta da Totò e dedicata al suo cane Dick.


Tengo 'nu cane ch'è fenomenale,
se chiama "Dick", 'o voglio bene assaie.
Si perdere l'avesse? Nun sia maie!
Per me sarebbe un lutto nazionale.
Ll 'aggio crisciuto comm'a 'nu guaglione,
cu zucchero, biscotte e papparelle;
ll'aggio tirato su cu 'e mmullechelle
e ll'aggio dato buona educazione.
Gnorsì, mo è gruosso.è quase giuvinotto.
Capisce tutto... Ile manca 'a parola.
è cane 'e razza, tene bbona scola,
è lupo alsaziano,è polizziotto.
Chello ca mo ve conto è molto bello.
In casa ha stabilito 'a gerarchia.
Vo' bene ' a mamma ch'è 'a signora mia,
e a figliemo isso 'o tratta da fratello.
'E me se penza ca lle songo 'o pate:
si 'o guardo dinto a ll'uocchiemme capisce,
appizza 'e rrecchie, corre, m'ubbidisce,
e pe' fa' 'e pressa torna senza fiato.
Ogn'anno, 'int'a ll'estate, va in amore,
s'appecundrisce e mette 'o musso sotto.
St'anno s'è 'nnammurato 'e na basotta
ca nun ne vo' sapè: nun è in calore.
Povero Dick, soffre 'e che manera!
Porta pur'isso mpietto stu dulore:
è cane, si ... . ma tene pure 'o core
e 'o sango dinto 'e vvene... vo 'a mugliera...

Un piccolo omaggio a una grande persona!!!

 




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