martedì 11 agosto 2015

Eolo: il dio del vento sulle rupi selvagge.

Eolo fuggì ad occidente, dove raggiunse delle isole che chiamò Eolie, dove divenne famoso come consigliere degli dei e domatore di venti. Viveva a Lipari, un'isola galleggiante, insieme ai suoi dodici figli, sei maschi e sei femmine, che si erano sposati fra di loro.
Quando Zeus decise di rinchiudere i venti in alcune anfore, perché li riteneva pericolosi se lasciati in libertà, sua moglie Era suggerì di nasconderli in una grotta del mar Tirreno e di affidarne la custodia ad Eolo.
Nell'ora della sua morte Eolo, ritenuto troppo prezioso da Zeus, rimase a guardia dei venti nella grotta delle isole Eolie: divenne così immortale. Per Era Eolo era al pari degli altri olimpi, ma Poseidone lo considerava un intruso, poiché si riteneva lui il padrone del mare e dell'aria.


Eolo viene citato nell'Iliade (libro VI) durante la narrazione della discendenza di Glauco.
Eolo viene anche citato nell’Odissea (libro X): è il re dei venti, infatti, a donare a Ulisse un otre in pelle di bue che conteneva ogni vento contrario alla navigazione, per poter farlo giungere, dopo tanto peregrinare, alla sua isola natale, Itaca.
Eolo compare anche nell’Eneide di Virgilio (libro I) nei versi in Giunone istiga Eolo: ella, vedendo che i Troiani erano arrivati oltre la Sicilia, si recò nell'Eolia, il regno di Eolo, re dei venti e lo convinse ad aiutarla contro i Troiani promettendogli in sposa la sua ninfa più bella (Deiopea). Subito Eolo scagliò i suoi venti (Euro, Noto e Africo) che colpirono le navi di Enea, il quale si disperò ed avrebbe preferito morire durante la guerra di Troia pur di non vedere quella scena. Il Noto rovesciò tre navi che vinirono sugli scogli, l'Euro spinse altre tre navi sulle sabbie delle Sirti, un'altra nave fu inghiottita da un vortice. Nettuno, vedendo la flotta di Enea dispersa in mare, richiamò i venti ricordando loro che il potere sul mare era solo suo e che Eolo poteva comandare solo sulle rupi selvagge.

Per i più piccini esiste anche la... Versione Disney dove uno dei sette nani prende il nome di Eolo!
Egli  porta tale nome perché è il nano caratterizzato dalla sua allergia, e il suo starnuto è capace di spazzare  via oggetti e persone!
I Sette Nani sono fra i protagonisti del primo Classico Disney, "Biancaneve e i sette nani", del 1937.
Nel film i nani vivono in una foresta incantata e per vivere estraggono gemme e diamanti da una miniera. Un giorno, mentre rientrano a casa dalla miniera, trovano la principessa Biancaneve rifugiata nella loro casa, e accolgono la fanciulla con loro. Ogni mattina, i nani si recano come al solito alla miniera, ma avvertono Biancaneve di non aprire a nessun estraneo, data la minaccia della regina. Ma, settimane dopo, mentre stanno lavorando, vengono avvertiti dagli animali del bosco del pericolo della regina, e arrivati a casa trovano Biancaneve che sembra morta. Inseguono quindi la regina, che muore cadendo in un burrone, nel fallito tentativo di ucciderli. I nani costruiscono quindi una bara di cristallo nel bosco per Biancaneve, che vi rimane finché il Principe la risveglia con un bacio. I nani la salutano o vanno a vivere da lei.
I Sette Nani appaiono anche nella serie animata "House of mouse: il Topoclub" e fanno un cameo in "Il re leone 3: Hakuna Matata", dove possono essere visti alla fine mentre camminano verso i loro posti al cinema.

Secondo una teoria elaborata nel 1986 dal ricercatore Karl-Heinz Barthels la storia di Biancaneve sarebbe stata ispirata da una vicenda realmente accaduta in Germania,  quella di in Maria Sophia Margaretha Catherina von Erthal. La nobile aveva perso la madre in età giovanile e suo padre si era risposato con Claudia Elisabeth von Reichenstein, che aveva usato la sua nuova posizione sociale per favorire i suoi figli di primo letto, a scapito della von Erthal che finì assassinata. La ragazza sarebbe stata addirittura costretta a lasciare il palazzo per vivere nei boschi lì attorno; in questi boschi erano presenti numerose miniere di carbone, nelle quali, a motivo degli stretti cunicoli, venivano impiegati uomini di statura molto bassa quando non addirittura bambini. Questa sarebbe la fonte di ispirazione dei Sette Nani.
Secondo altre teorie i Nani sarebbero un'evoluzione dei leggendari spiriti dei boschi delle leggende celtico-norrene, i quali erano in genere rappresentati con proporzioni corporee ridotte e avevano un carattere gioviale e altruista.

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