sabato 8 agosto 2015

Enrico Cialdini: patriota.

Nato a Castelvetro, in provincia di Modena, l'8 agosto 1811, Enrico Cialdini manifesta sin da giovanissimo un'ardente passione patriottica. Nel 1831 abbandona gli studi in medicina per prendere parte alla rivoluzione modenese, atto che gli costa l'esilio. E' dapprima a Parigi, per poi trasferirsi nel 1833 in Portogallo, dove combatte al fianco di Pietro IV di Braganza nella guerra di potere contro il fratello Michele.
Nel 1835 passa in Spagna, sua seconda patria avendo madre e moglie spagnole. Arruolatosi nella Legione Straniera, prende parte ai moti che vedono contrapposti i Cristini, dalla cui parte si schiera Cialdini, ed i Carlisti. Nel 1838 entra nell'esercito spagnolo dove, dieci anni dopo, raggiunge il grado di tenente colonnello. Nello stesso anno (1848) in Italia scoppia la prima delle tre Guerre d'Indipendenza, alle quali partecipa rientrando immediatamente in patria e distinguendosi subito nella battaglia di Monte Berico, nel corso della quale rimane ferito.
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Nel 1849 combatte valorosamente nelle battaglie della Sforzesca e di Novara e l'anno successivo, col grado di generale, guida una delle cinque brigate impegnate nella campagna di Crimea. Come generale di divisione, nel 1859 batte gli austriaci guadagnandosi l'ulteriore promozione a "luogotenente generale". Il 18 settembre 1860 consegue un'altra importante vittoria sull'esercito pontificio, a Castelfidardo e, col nuovo grado di "generale d'esercito", prosegue verso il Napoletano insieme a Vittorio Emanuele II.
Dopo aver battuto le milizie borboniche ad Isernia ed a Sessa, il 3 novembre del 1860 conquista Capua, il 2 febbraio 1861 Gaeta ed il 13 febbraio successivo pone fine alla guerra in Italia Meridionale con la capitolazione di Messina. Nel corso dello stesso anno viene inviato a Napoli in veste di Luogotente del Re, con pieni poteri. In tale ruolo si trova ad affrontare Garibaldi, per interromperne l'avanzata su Roma, nella storica battaglia dell'Aspromonte.
Nel 1866 guida una delle due armate italiane impiegate nella Terza Guerra d'Indipendenza.
La carriera militare brillante di Cialdini è arricchita dall'impegno politico: nel 1860 viene eletto parlamentare del Regno; nel ruolo di senatore - nomina ricevuta da Vittorio Emanuele II - nel 1864 perora il trasferimento della capitale da Torino a Firenze; nel 1870 è ambasciatore a Madrid e poi a Parigi. Ma il suo escursus viene condizionato negativamente - tanto da fare di lui un personaggio storico controverso - dalla ferocia e dalla spietatezza con le quali attua la repressione nell'ex Regno di Napoli: la ragion politica e la sua condizione di militare che esegue ordini probabilmente non giustificano la mancanza di umanità che insanguina in questi anni il sud dell'Italia producendo, come lo stesso Cialdini illustra in un suo rapporto, "8968 fucilati, tra cui 64 preti e 22 frati; 10604 feriti; 7112 prigionieri; 918 case bruciate; 6 paesi interamente arsi".
Abbandonata la vita pubblica Enrico Cialdini si ritira a Livorno dove muore l'8 settembre 1892 all'età di 81 anni.

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